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Il Castello
di Casalappi trae la sua denominazione dal latino "Castrum Apii"
la sua storia infatti ha origine al tempo delle guerre civili tra Cesare e
Pompeo, quando gli abitanti della via Appia fuggiti da Roma, vennero a
rifugiarsi su questo piccolo e delizioso colle poco distante dal mare e in
più circondato da una pianura già in parte resa fertile dagli Etruschi.
La storia del castello si perde nel periodo
della denominazione dei Longobardi nella Val di Cornia che fu da questi
chiamata Gualdo.
Si troverà la storia del Castello di Casalappi nel decimo secolo, quando
nel 965 lo stesso fu assalito ed incendiato dalle bande piratesche dei
Saraceni, che distrussero la torre centrale e parte degli edifici
circostanti. Oggi sono ancora visibili alcuni brani di muratura romana
nella sala d'armi dove veniva amministrata la giustizia, mentre la Torre e
la facciata principale, subito ricostruite dopo l'incendio vantano una
storia di più di mille anni.
Nel pieno medioevo, Casalappi con il suo Castello proprietà dei Conti
Uniti di Campiglia Marittima
già da alcuni secoli, diviene una sorta di stato indipendente, posto tra
il principato di Piombino, la Repubblica di Firenze e la mensa dei Vescovi
di Massa Marittima.
Questa condizione favorì soprattutto lo sviluppo del contrabbando di
grano e di sale provenienti dai porti di Piombino e Populonia.
Nel XIII secolo e fino ad oltre il 1500 alla Signoria di Casalappi fu
concesso dall'Imperatore Enrico VII di Lussemburgo il privilegio di poter
amministrare autonomamente la giustizia e quindi di poter condannare,
rinchiudere e giustiziare malfattori e banditi che si fossero resi
colpevoli di qualunque delitto, fatta eccezione per i reati di omicidio e
di lesa maestà che erano demandati a più alta corte.
E' durante questo periodo che la vita del Castello stimolerà la fantasia
popolare nel creare intorno al Castello stesso svariate leggende di cui
non ci è dato sapere se nient'altro siano che leggende oppure vi sia un
qualche fondamento di verità.
Nel 1776 il Castello di Casalappi insieme alle terre del suo feudo che in
un documento del 1412 furono stimate in undicimila ettari fu annesso al
territorio del Comune di Campiglia
Marittima.
Successivamente, il Castello, questo raro esempio di testimonianza
storica ultramillenaria, che non trova eguale in nessun altro palazzo
della Val di Cornia quanto ad antichità e tuttora attualità della sua
funzione di umana dimora, superò altre vicende finchè passò in
proprietà dei Conti Guidi che ancora oggi vi abitano.
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